A un anno esatto dall’acquisto della mia casa, ho deciso di festeggiare questa importante ricorrenza con un regalo speciale: un nuovo butsudan.

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Sono buddista da diciotto anni; l’incontro fortuito con questa straordinaria religione è coinciso con il desiderio di prendermi cura delle opere d’arte che stavo studiando sui libri (ne parlo nel primo post “Amore che lascia il segno”) e, più profondamente, di occuparmi di me e di quello che avevo nel cuore. Avevo vent’anni, avevo letto Siddartha di Hermann Hesse, ero affascinata dalle filosofie orientali ed ero, inconsciamente, alla ricerca di qualcosa di grande, di qualcosa attraverso cui creare valore. Tutto ciò mi sembrava più che sufficiente per decidere di iniziare a recitare il Sutra del Loto mattina e sera, nonostante non avessi ben chiaro che cosa sarebbe successo, nonostante avessi pregato forse un paio di volte nella vita e, non ultimo, nonostante mio fratello dalla camera accanto non incoraggiasse la mia nuova vocazione spirituale alzando al massimo il volume dello stereo (e quello era il periodo metal).

Per tornare al titolo del post, il butsudan è un mobile destinato al contenimento e alla protezione di una preziosa pergamena che si chiama Gohonzon, davanti a cui continuo a sedermi mattina e sera per ricordarmi di onorare e ringraziare la mia vita, per imparare a onorare e ringraziare la vita degli altri.

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Ho disegnato il mobile insieme a Barbara, amica e architetto paziente, e suo marito Stefano lo ha realizzato utilizzando legno di betulla. Io ne ho decorato le superfici una volta finito. La parete interna, quella su cui è distesa la pergamena, è dipinta di verde. Ho deciso di applicare la foglia di rame sulla parte esterna delle ante perché ne apprezzo luminosità, effetto cromatico ed elevata conducibilità, caratteristica, l’ultima, a cui ho pensato in modo giocoso in fatto di connessioni energetiche e relazionali. Il basamento bianco e il legno lasciato a vista su buona parte della struttura equilibrano i toni quasi complementari del verde e del rosa, mantenendo un elegante rigore formale.

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Daisaku Ikeda, mio Maestro e terzo presidente della Soka Gakkai Internazionale, scrive nella Proposta di pace inviata all’ONU nel 2016: “Il fondamento del Buddismo è la fede nella dignità intrinseca degli esseri umani. Noi ci impegniamo a non giudicare il valore di una persona sulla base del suo aspetto momentaneo e ci concentriamo piuttosto sulla dignità inerente a ciascun individuo e sul suo infinito potenziale interiore, aprendoci a questa ricchezza multiforme. In tal modo cerchiamo di ispirarci reciprocamente a vivere con speranza guardando avanti, immersi nella luce di questa dignità”.

P.S: Scrivendo questo post ho scoperto che il colore verde con cui ho dipinto la parete di fondo del mio butsudan viene fatto corrispondere al chakra del cuore. Tutto torna.